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NORME - Misericordia di Trento
TRENTO
  “Dove non c’è legge non c’è libertà.”

MISERICORDIA

Ass.ne di volontariato iscritta all’Albo OdV – Provincia Autonoma di Trento
MISERICORDIA TRENTO
“Dove non c’è legge non c’è libertà.”
NormaTIVE

La Misericordia di Trento, e i volontari della stessa, come peraltro tutte le altre associazioni, devono conoscere, rispettare e tenere conto di tutte le normative vigenti.

Fare attività di volontariato non esenta dal dovere civico di conoscere le leggi che riguardano l’ambito del proprio impegno solidale. Sapere è buona cosa. Non conoscere non giustifica.

Essere “volontario” rispetto ad un “professionista” non è una scusante e non rende affatto immuni da responsabilità comuni dell’agire umano regolate dalle leggi e dai regolamenti in vigore nel sistema giuridico. Anzi sono presenti notevoli peculiarità e doveri aggiuntivi. Questa pagina si prefigge di dare a tutti i volontari una certa consapevolezza riguardo al quadro normativo entro il quale prestano servizio in favore del prossimo.

ODV & LEGGI

 

COSTITUZIONE E CARTE INT.LI

La nostra Carta Costituzionale fa rientrare la libertà di associarsi nella parte I, quella riguardante i diritti ed i doveri dei cittadini, al titolo Rapporti Civili, proprio per dare senso e concreta attuazione ai principi fondanti di una nazione affrancata da un un periodo cruento di conflitti sociali e internazionali, adeguatasi all’evoluzione dei tempi e alle necessità dell’uomo, anche attraverso la riformulazione dell’art. 18 avvenuta con la legge costituzionale 3/2001, ribadendo finalmente l’importanza sociale del volontariato.

Nello stesso anno in cui veniva proclamata l’entrata in vigore della Costituzione Italiana, a Parigi veniva firmata la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo con cui si sanciva tra l’altro come diritto fondamentale dell’uomo la libertà di riunione e di associazione pacifica, come scelte liberali proprie dell’uomo moderno.

Anche la Comunità Europea riconosce, nel 2000, una volta consolidata la propria conformazione politica internazionale attraverso anche la sua carta dei Diritti fondamentali dell’Unione Europea, il diritto in capo ad ogni individuo ad una libertà piena di associarsi a tutti i livelli e di riunirsi per la realizzazione di fini sociali comuni.

Nella Costituzione Italiana viene fatto cenno ai fondamenti del volontariato nell’art 2 e nell’art 118.

Art 2
La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale.

Art. 118
Stato, Regioni, città metropolitane, Province, Comuni, favoriscono l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati, per lo svolgimento di attività di interesse generale sulla base del principio di sussidiarietà.

L’art. 2 della Costituzione italiana riconosce la centralità della persona umana – dei suoi valori e dei suoi bisogni, non solo materiali, ma anche spirituali. Lo Stato diviene perciò strumento posto al servizio della persona.

Nell’art 118 comma 4 viene sancito invece il Principio di sussidiarietà orizzontale.

CODICE TERZO SETTORE (C.T.S.)

Il Codice del Terzo settore è legge. Cosa cambia con il grande “riordino”

La parola riordino, usata più volte anche dal sottosegretario Luigi Bobba, “padre” della riforma, è la più appropriata per indicare lo scopo principale del Codice. Tre esempi sono sufficienti a farne comprendere la portata.

PRIMO: vengono abrogate diverse normative, tra cui due leggi storiche come quella sul volontariato (266/91) e quella sulle associazioni di promozione sociale (383/2000), oltre che buona parte della “legge sulle Onlus” (460/97).

SECONDO: vengono raggruppati in un solo testo tutte le tipologie di quelli che da ora in poi si dovranno chiamare Enti del Terzo settore (Ets). Ecco le sette nuove tipologie: organizzazioni di volontariato (che dovranno aggiungere Odv alla loro denominazione); associazioni di promozione sociale (Aps); imprese sociali (incluse le attuali cooperative sociali), per le quali si rimanda a un decreto legislativo a parte; enti filantropici; reti associative; società di mutuo soccorso; altri enti (associazioni riconosciute e non, fondazioni, enti di carattere privato senza scopo di lucro diversi dalle società).

Restano dunque fuori dal nuovo universo degli Ets, tra gli altri: le amministrazioni pubbliche, le fondazioni di origine bancaria, i partiti, i sindacati, le associazioni professionali, di categoria e di datori di lavoro. Mentre per gli enti religiosi il Codice si applicherà limitatamente alle attività di interesse generale di cui all’esempio successivo.

Gli Enti del Terzo settore saranno obbligati, per definirsi tali, all’iscrizione al Registro unico nazionale del Terzo settore (già denominato Runts…), che farà quindi pulizia dei vari elenchi oggi esistenti. Il Registro avrà sede presso il ministero delle Politiche sociali, ma sarà gestito e aggiornato a livello regionale. Viene infine costituito, presso lo stesso ministero, il Consiglio nazionale del Terzo settore, nuovo organismo di una trentina di componenti (senza alcun compenso) che sarà tra l’altro l’organo consultivo per l’armonizzazione legislativa dell’intera materia.

TERZO: vengono definite in un unico elenco riportato all’articolo 5 le “attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale” che “in via esclusiva o principale” sono esercitati dagli Enti del Terzo settore. Si tratta di un elenco, dichiaratamente aggiornabile, che “riordina” appunto le attività consuete del non profit (dalla sanità all’assistenza, dall’istruzione all’ambiente) e ne aggiunge alcune emerse negli ultimi anni (housing, agricoltura sociale, legalità, commercio equo ecc.).

Gli Ets, con l’iscrizione al registro, saranno tenuti al rispetto di vari obblighiriguardanti la democrazia interna, la trasparenza nei bilanci, i rapporti di lavoro e i relativi stipendi, l’assicurazione dei volontari, la destinazione degli eventuali utili.

Ma potranno accedere anche a una serie di esenzioni e vantaggi economici previsti dalla riforma: circa 200 milioni nei prossimi tre anni sotto forma, ad esempio, di incentivi fiscali maggiorati (per le associazioni, per i donatori e per gli investitori nelle imprese sociali), di risorse del nuovo Fondo progetti innovativi, di lancio dei “Social bonus” e dei “Titoli di solidarietà”.

Senza contare che diventano per la prima volta esplicite in una legge alcune indicazioni alle pubbliche amministrazioni: come cedere senza oneri alle associazioni beni mobili o immobili per manifestazioni, o in comodato gratuito come sedi o a canone agevolato per la riqualificazione; o incentivare la cultura del volontariato (soprattutto nelle scuole): o infine coinvolgere gli Ets sia nella programmazione che nella gestione di servizi sociali, nel caso di Odv e Aps, “se più favorevoli rispetto al ricorso al mercato”.

Una parte consistente del Codice (sei articoli, dal 61 al 66, pari al 14% dell’estensione del testo) è dedicata ai Centri di servizio per il volontariato (CSV), interessati da una profonda revisione in chiave evolutiva che ne riconosce le funzioni svolte nei primi 20 anni della loro esistenza e le adegua al nuovo scenario. A cominciare dall’allargamento della platea a cui i CSV dovranno prestare servizi, che coinciderà con tutti i “volontari negli Enti del Terzo settore”, e non più solo con quelli delle organizzazioni di volontariato definite dalla legge 266/91 (anche se in realtà era già cospicua la quota di realtà del terzo settore “servite” in questi anni).

I Centri – che dovranno essere di nuovo accreditati – verranno governati da un inedito Organismo nazionale di controllo (Onc) e dalle sue articolazioni territoriali (Otc), le cui maggioranze saranno detenute dalle fondazioni di origine bancaria. Sarà inoltre ridotto il numero complessivo dei Centri in riferimento ad alcuni parametri territoriali. Nella governance dei CSV potranno entrare tutti gli Ets (secondo il cosiddetto principio delle “porte aperte”), lasciando però al volontariato la maggioranza nelle assemblee. Saranno previsti nuovi criteri di incompatibilità tra la carica di presidente di un CSV e altre cariche, ad esempio ministro, parlamentare, assessore o consigliere regionale o di comuni oltre i 15 mila abitanti. I CSV, insieme alle Reti associative nazionali, potranno essere autorizzati dal ministero delle Politiche sociali all’“autocontrollo degli Enti del Terzo settore”. Viene infine centralizzato e ripartito a livello nazionale il fondo per il funzionamento dei CSV, che continuerà ad essere alimentato da una parte degli utili delle fondazioni di origine bancaria e da un credito di imposta fino a 10 milioni, a regime, che queste ultime si vedranno riconoscere ogni anno.

DEROGA ART.17 C.5 (C.T.S.)

Al comma 5 dell’articolo 17 del Codice del Terzo Settore (L.106/2016) viene inserita una deroga. La regola per cui una persona non può essere contemporaneamente volontario e lavoratore retribuito nell’ambito del medesimo ente è derogata con riguardo agli operatori che prestano attività di soccorso per le organizzazioni di cui all’articolo 76 della legge provinciale 5 marzo 2001, n. 7, della Provincia autonoma di Bolzano e di cui all’articolo 55-bis della legge provinciale 19 luglio 1990, n. 23, della Provincia autonoma di Trento. Questa deroga apre forse una breccia nel principio di cui all’articolo 17, comma 5, e potrebbe condurre ad un suo ripensamento.

ASSICURAZIONE VOLONTARI

Dispositivo dell’art. 18 Codice del terzo settore

1. Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

2. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico, da emanarsi di concerto con il Ministro del lavoro e delle politiche sociali entro sei mesi dalla data di entrata in vigore del presente Codice, sono individuati meccanismi assicurativi semplificati, con polizze anche numeriche, e sono disciplinati i relativi controlli.

3. La copertura assicurativa è elemento essenziale delle convenzioni tra gli enti del Terzo settore e le amministrazioni pubbliche, e i relativi oneri sono a carico dell’amministrazione pubblica con la quale viene stipulata la convenzione.

L. 80/81 SICUREZZA

ETS: la sicurezza di volontari, collaboratori e dipendenti.

Il 10 settembre 2018 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto “correttivo” del Codice del Terzo settore (D. Lgs. 117/2017). È entrato in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione, apportando una serie di modifiche ed integrazioni al Codice. Il presente decreto non stravolge il precedente assetto normativo, e riprende sostanzialmente quello già approvato in via preliminare dal precedente Consiglio dei Ministri lo scorso 21 marzo 2018.

La Riforma del Terzo Settore ha definito con precisione i compiti attribuiti agli Enti del Terzo Settore (d’ora in avanti ETS), e nello specifico ha inserito l’autocontrollo come adempimento legislativo. Tra le materie oggetto di autocontrollo rientra anche la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro.

I nuovi requisiti sull’autocontrollo richiedono alle associazioni di allinearsi a quegli aspetti che finora non erano chiaramente attuati, sebbene gli adempimenti richiesti agli enti del Terzo Settore fossero già stati definiti dal Testo Unico (D. Lgs. 81/08).

Il volontario, secondo il D.Lgs. 81/08, è equiparato alla figura del lavoratore autonomo, in quanto le sue attività sono equiparabili a mansioni lavorative. Il punto del Testo Unico che definisce le responsabilità delle associazioni nei confronti dei volontari è l’art. 3, il quale definisce il campo di applicazione della normativa. Nel comma 1 infatti si stabilisce che il D.Lsg. si applica a tutti i settori e tipologie di rischi, e nel comma 4 specifica che la normativa si applica a tutti i lavoratori e lavoratrici, subordinati e autonomi, nonché ai soggetti a essi equiparati: anche ai volontari. Inoltre l’art. 3 comma 12-bis prevede che per i volontari siano garantite le forme di tutela identificate per i lavoratori autonomi, e che gli ETS definiscano accordi con i volontari che identifichino le modalità di attuazione della tutela.

Per gli ETS, data la natura volontaria delle prestazioni, è sempre stato difficile attribuire le responsabilità che l’associazione deve assumersi nei confronti dei prestatori d’opera volontari. Intervenendo sui principi dell’autocontrollo, la riforma del Terzo settore vincola le associazioni a riflettere sulle tematiche di salute e sicurezza dei volontari sinora poco attuate, tramite percorsi di informazione e formazione.

Per questo gli ETS inizieranno un percorso formativo per acquisire consapevolezza sugli obblighi legislativi, in particolare su responsabilità, adempimenti e sanzioni previste.

Legge 124/2017 CONCORRENZA

A partire dal prossimo 28 Febbraio 2019 le associazioni dovranno pubblicare sul proprio sito internet o portale digitale l’elenco dei contributi e delle somme comunque percepite da amministrazioni  pubbliche nel corso dell’anno 2018 il cui ammontare sia complessivamente superiore a 10.000€  (art. 1 c. 125 L.124/2017)

Questo obbligo  è vincolante dal 2019 anche per le associazioni. A tal proposito va ricordata la circolare del Ministero del Lavoro n. 2/2019 nella quale sono precisati i termini e modalità di pubblicazione.

In particolare, bisogna tenere presente che:

  • l’obbligo di pubblicazione riguarda ogni tipo di vantaggio economico comunque denominato (contributi, convenzioni, contratti, incarichi, sovvenzioni, etc); non solamente risorse finanziarie ma anche risorse materiali (come ad e. un bene immobile o mobile in comodato), ed in tal caso si dovrà fare riferimento al suo valore dichiarato dalla PA medesima;
  • il criterio contabile da applicare è quello “per cassa”: vanno dichiarate (se ve ne sono) le somme effettivamente introitate nel 2018;
  • tra le somme da dichiarare è compreso anche il 5×1000 effettivamente introitato;
  • sono esentate da tale obbligo le associazioni che nel corso del 2018 hanno ricevuto dalle PPAA complessivamente meno di 10.000€.
 

NORME SOCCORRITORI

 

ASSICURAZIONE VOLONTARI

1. Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

FORMAZIONE Soccorritori

La formazione dei volontari operatori del soccorso d’emergenza e urgenza, attualmente, avviene seguendo le direttive previste dalla normativa vigente in Provincia Autonoma di Trento DGP – 1648/2018. Disposizione ispirata alle disposizioni legislative nazionali e agli accordi intercorsi nella Conferenza Stato Regioni e Province Autonome.

IMMATRICOLAZIONE AMBULANZE

Ambulanze, regole per immatricolazione e uso.

Sulla Gazzetta Ufficiale n. 225 del 28-9-2009 è pubblicato il Decreto 1 settembre 2009, n. 137 del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti concernente il “Regolamento recante disposizioni in materia di immatricolazione ed uso delle ambulanze”. 

Il decreto è entrato in vigore il 13 ottobre 2009 e stabilisce le nuove regole per l’immatricolazione e l’uso delle ambulanze in quanto le vecchie norme non erano coerenti ai principi contenuti nel nuovo codice della strada e mal si accordavano anche con l’evoluzione normativa del settore.

Il libretto di circolazione viene rilasciato solo ed esclusivamente a nome di enti pubblici, di imprese e di altre collettività. Questo è valido sia se i mezzi in questione siano immatricolati “in uso proprio per prestazioni di trasporto senza corrispettivo e senza fini di lucro”, sia se lo sono in uso di terzi, cioè per essere noleggiate con conducente a pagamento. (in questo caso  sulla base di una autorizzazione comunale di esercizio).

REQUISITI MEZZI DI SOCCORSO

L’ambulanza, in base al suo utilizzo, può essere fondamentalmente di tre tipologie: da trasporto, da soccorso e da soccorso avanzato. Le ambulanze che quotidianamente percorrono le nostre strade devono rispondere a degli standard molto stretti e dettagliati, derivanti da normative regionali, nazionali ed europee. Tali normative vengono costantemente aggiornate al fine di garantire che il trasporto del paziente e dell’equipaggio venga effettuato nelle migliori condizioni di sicurezza possibili.

Riferimenti normativi sulle ambulanze: caratteristiche e tipologie

La normativa nazionale cui si fa riferimento per definire la tipologia di ambulanze è quella del D.M. n. 553 del 17 dicembre 1987 (pubblicato nella G.U. n. 13 del 18 gennaio 1988), “Normativa tecnica e amministrativa relativa alle autoambulanze”.

Un ulteriore D.M. da menzionare in riferimento alle caratteristiche delle ambulanze è il D.M. n. 487 del 20 novembre 1997 (pubblicato nella G.U. n. 14 del 19.01.1998), “Regolamento recante la normativa tecnica ed amministrativa relativa alle autoambulanze di soccorso per emergenze speciali”.

Oltre a questo D.M., le ambulanze sono chiamate a rispettare una normativa europea di sicurezza, la UNI EN 1789 “Normativa sui veicoli medicali e loro equipaggiamenti–Autoambulanze”.

REQUISITI SEDE ASSOCIAZIONE

Oltre a quanto previsto dalla vigente normativa L.80/81 (sicurezza lavoratori). La normativa della P.A.T. prevede espressamente dei requisiti minimi che una sede di Servizio Ambulanza deve rispettare per essere a norma di Legge.

La Legge provinciale cui anche il Servizio trasporto infermi fa capo è la L.P. n.16/2010 – Art.22 -2.ter. a).

Articolo cui è riferita la Deliberazione della Giunta Provinciale n.1036/2015. Quest’ultima norma nel dettaglio i requisiti richiesti.

SICUREZZA L.80/81

La figura, dei volontari e collaboratori, è equiparata all’interno del D.LGS.81/08 al lavoratore autonomo.
L’equiparazione è definita all’interno dell’ art. 3 comma 12-bis del D.LG 81/08 che inquadra le tutele di salute e sicurezza che DEVONO essere garantite ai volontari.

Art. 3 comma 12-bis del D.LG 81/08 prevede che nei confronti dei volontari, di cui alla legge 11 agosto 1991, n. 266, (oggi CTS n.d.A)  di chi presta servizio civile e dei soggetti che svolgono attività di volontariato in favore di associazioni di promozione sociale di cui alla legge 7 dicembre 200,n.383 […] a cui si applicano le disposizioni di cui all’art.21 […].Con accordi tra i soggetti e le associazioni o gli enti di servizio civile possono essere individuate le modalità di attuazione della tutela.

Ove il volontario svolga la sua prestazione nell’ambito di un’organizzazione di un datore di lavoro, questi è tenuto a fornire al soggetto dettagliate informazioni sui rischi specifici esistenti negli ambienti nei quali è chiamato ad operare e sulle misure di prevenzione e di emergenza adottate in relazione alla sua attività.

Egli è altresì tenuto ad adottare le misure utili ad eliminare o, ove ciò non sia possibile, a ridurre al minimo i rischi da interferenza tra la prestazione del soggetto e altre attività che si svolgano nell’ambito della medesima organizzazione.

LEGGE DELLA PRIVACY

Obbligo di discrezione (privacy): il Soccorritore volontario che interviene in situazioni particolari, deve mantenere massima discrezione. La legge 675/96 sulla tutela della privacy impone che i dati sensibili non possano essere trattati (trasmessi, divulgati ecc.) senza il permesso dell’interessato. Devono quindi essere mantenuti privati dal Soccorritore durante e dopo il servizio. Potrà divulgare il segreto solo se interrogato dall’Autorità Giudiziaria.

RESPONSABILITA' PENALI E CIVILI

Il Soccorritore volontario non è immune da responsabilità, se agisce con leggerezza non rispettando leggi, regolamenti e direttive. Le sue responsabilità legali sono:

Civile: la Responsabilità Civile deriva da un danno ingiusto nei confronti di qualcuno (non importa se doloso o colposo) e prevede un risarcimento economico.

Questa responsabilità è trasferibile (a differenza di quella penale) e per questo motivo i Volontari devono avere un’assicurazione che li copra. Rientra in quest’ambito anche la custodia di beni altrui che sono affidati al Soccorritore (effetti personali, occhiali, telefono ecc.).

Penale: se viola le norme del Codice Penale. La Responsabilità Penale è personale, quindi attribuibile solo a chi ha commesso il fatto.

Disciplinare: se non rispetta il regolamento e le norme previsti dall’associazione cui appartiene.

Amministrativa: se provoca danni all’Organizzazione di cui fa parte.

SMALTIMENTO RIFIUTI SPECIALI

La materia dello smaltimento dei rifiuti considerati pericolosi e a rischio infettivo è normata dal DPR 15 luglio 2003, n.254 CER 180103 e 180202: Regolamento recante disciplina della Raccolta, trasporto smaltimento rifiuti sanitari pericolosi a rischio infettivo (art.2, comma I, lettera d).

NORME AUTISTI AMBULANZA

Le norme legali per gli autisti

L’autista di ambulanza deve in primo luogo conoscere e rispettare il Codice della Strada.

Il Codice della Strada prevede che gli autisti di ambulanza nell’espletamento di servizi urgenti d’istituto (missione del 118), qualora usino congiuntamente sirena e luce lampeggiante blu, non sono tenuti a osservare obblighi, divieti e limitazioni relativi alla circolazione, (art 140-193), le prescrizioni della segnaletica stradale e le norme di comportamento in genere a eccezione di:

  • segnalazioni degli agenti di traffico
  • sensi unici di marcia

Gli autisti di ambulanza devono comunque rispettare sempre le regole di prudenza e diligenza (evitare manovre contromano, sorpassi azzardati ecc.) e mantenere il buon senso alla base di ogni comportamento, essendo responsabili della propria vita, di quella dei colleghi e del paziente.

La responsabilità di danni a terzi è demandata all’autista che valuta in prima persona le condizioni di guida e agisce di conseguenza.

NORME prot.civile

 

CODICE PROT.CIVILE - D.L. n.1/2018

Il volontariato di protezione civile è nato sotto la spinta delle grandi emergenze che hanno colpito l’Italia negli ultimi 50 anni: l’alluvione di Firenze del 1966 e i terremoti del Friuli e dell’Irpinia, sopra tutti. Una grande mobilitazione spontanea di cittadini rese chiaro che a mancare non era la solidarietà della gente, ma un sistema pubblico organizzato che sapesse impiegarla e valorizzarla. Il volontariato di protezione civile unisce, da allora, spinte di natura religiosa e laica e garantisce il diritto a essere soccorso con professionalità.

Con la legge n. 225 del 24 febbraio 1992, istitutiva del Servizio Nazionale della Protezione Civile, le organizzazioni di volontariato hanno assunto il ruolo di “struttura operativa nazionale” e sono diventate parte integrante del sistema pubblico.

Alla Legge istitutiva del Servizio Nazionale di Protezione Civile segue, all’inizio del 2018 il nuovo Codice della Protezione Civile emanato con il D.Lgvo n.1/2018.

Le novità introdotte dal nuovo Codice.

Dal 2 gennaio 2018, il Servizio Nazionale è disciplinato dal Codice della Protezione Civile (Decreto legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018), con il quale è riformata tutta la normativa in materia.

Il Codice nasce con l’obiettivo di semplificare e rendere più lineari le disposizioni di protezione civile, racchiudendole in un unico testo di facile lettura. Per rispondere a questo obiettivo di semplificazione, ogni articolo esplicita chiaramente le norme che sostituisce e, nei due articoli conclusivi (artt. 47 e 48), offre anche un coordinamento dei riferimenti normativi e l’elenco completo di tutte le norme che attraverso il Codice sono abrogate.

La riforma ribadisce un modello di Servizio Nazionale policentrico. Anche per questo il Codice è stato scritto in modo diverso rispetto ad altre norme ed è stato elaborato da un gruppo di redazione composto da rappresentanti di Dipartimento della Protezione Civile, Regioni, Comuni, Ministeri, Volontariato di protezione civile.

La prima proposta di riordino della normativa in materia di protezione civile è dunque frutto del lavoro di un gruppo misto e tale scelta ha influito sulla impostazione collettiva del Codice, nato da un confronto aperto su criticità e punti di forza della pregressa normativa in materia.

Ma perché l’esigenza di un riordino della protezione civile? Dalla prima legge del Ministro dei Lavori Pubblici che nel 1926 regolamenta il tema del coordinamento “di protezione civile”, fino ad arrivare alla legge 225/1992, istitutiva del Servizio Nazionale, norme e modifiche seguono l’andamento storico e le emergenze del Paese. La volontà di riformare la normativa di protezione civile arriva quando la legge 225/1992 ha 25 anni e ed è già stata modificata in modo anche intensivo. Ulteriori variazioni e integrazioni di protezione civile, stratificate nel tempo, passano anche attraverso altri corpi normativi e tutti questi fattori rendono la lettura dell’ordinamento in materia molto difficile. Il nuovo Codice, che punta alla semplificazione, lo fa attraverso la consapevolezza che il mondo di oggi è complesso e che quindi anche la normativa in materia di protezione civile deve tenere conto di tale complessità, governandola. Disciplinando infatti attività di previsione, prevenzione e mitigazione dei rischi, ma anche di gestione delle emergenze e loro superamento, il Codice ha l’obiettivo di garantire una operatività lineare, efficace e tempestiva.

Di seguito, per punti, i principali elementi di novità introdotti dal Codice:

Previsione e prevenzione. In materia di previsione, il Codice prevede innovazioni relative allo studio anche dinamico degli scenari di rischio possibili. L’attività di previsione è propedeutica alle attività del sistema di allertamento e alla pianificazione di protezione civile. Relativamente alle attività di prevenzione si tiene conto dell’evoluzione della materia nel tempo esplicitando che l’ambito della prevenzione è sia strutturale sia non strutturale, anche in maniera integrata. La prevenzione non strutturale è composta da una serie di attività in cui spiccano l’allertamento e la diffusione della conoscenza di protezione civile su scenari di rischio e norme di comportamento e la pianificazione di protezione civile. La prevenzione strutturale è reintrodotta come “prevenzione strutturale di protezione civile”, a sottolineare l’esistenza di temi di protezione civile specifici quando si parla di prevenzione strutturale. Un ruolo specifico, in cui il Dipartimento della Protezione Civile è integrato nei tavoli di lavoro dove le linee di prevenzione strutturale sono definite. Sono inoltre disciplinati gli interventi strutturali di mitigazione del rischio in ambito emergenziale. Si precisa infine la necessità di azioni integrate di prevenzione strutturale e non strutturale.

Gestione delle emergenze nazionali. Prima del Codice, l’intervento nazionale, compresa l’attivazione di strumenti straordinari, era subordinata alla dichiarazione dello stato di emergenza. L’attivazione preventiva era rimessa all’autonoma valutazione degli Enti competenti.
Lo stato di mobilitazione, introdotto dal Decreto Legislativo n. 1 del 2 gennaio 2018, supera questo limite e consente al sistema territoriale di mobilitare le sue risorse e di chiedere anche il concorso delle risorse nazionali, anche prima della dichiarazione dello stato di emergenza. Se l’evento si tramuta in calamità, si mette in moto la macchina emergenziale. In caso contrario, con un atto unilaterale del Capo Dipartimento si possono riconoscere i costi sostenuti da parte di chi si è preventivamente attivato.

Durata dello stato di emergenza. Il Codice ridefinisce la durata dello stato di emergenza di rilievo nazionale, portandola a un massimo di 12 mesi, prorogabile di ulteriori 12 mesi.

Pianificazione di protezione civile. Il Codice ribadisce il ruolo chiave della pianificazione e punta al superamento di una concezione “compilativa” di Piano in favore di una visione evoluta volta a rendere questo strumento pienamente operativo.

Rischi di protezione civile. Il Codice esplicita le tipologie di rischio di cui si occupa la protezione civile: sismico, vulcanico, da maremoto, idraulico, idrogeologico, da fenomeni meteorologicamente avversi, da deficit idrico, da incendi boschivi. Precisa inoltre i rischi su cui il Servizio nazionale può essere chiamato a cooperare: chimico, nucleare, radiologico, tecnologico, industriale, da trasporti, ambientale, igienico-sanitario, da rientro incontrollato di satelliti e detriti spaziali.

Comunità scientifica. Il Codice chiarisce i criteri di operatività nel Sistema di protezione civile, che vede ammissibili soltanto quei prodotti reputati maturi secondo le regole del mondo scientifico. La Comunità scientifica partecipa al Servizio Nazionale sia attraverso attività integrate, sia attraverso attività sperimentali propedeutiche.

Centri di Competenza. Il Codice codifica la funzione dei Centri di Competenza, la cui specificità è realizzare prodotti che possano essere utilizzati in ambito di protezione civile. I Centri di Competenza, da strumenti del Dipartimento diventano con il Codice strumenti dell’intero Sistema.

Partecipazione dei cittadini alle attività di protezione civile. Il Codice introduce il principio della partecipazione dei cittadini finalizzata alla maggiore consapevolezza dei rischi e alla crescita della resilienza delle comunità. Tale partecipazione può realizzarsi in vari ambiti, dalla formazione professionale, alla pianificazione di protezione civile e attraverso l’adesione al volontariato di settore.

LEGGE PROVINCIA AUT. DI TRENTO

La Legge che disciplina l’attività di protezione civile in provincia di Trento è la L.P. n.9/2011.

Circolare 6 agosto 2018

La Circolare del Capo del Dipartimento della Protezione Civile del 6 agosto 2018 offre indirizzi di lettura coerenti con le disposizioni applicabili al volontariato di protezione civile senza innovare il quadro normativo vigente.

Con la circolare si intende chiarire che il volontariato organizzato non costituisce ‘manodopera’ generica a disposizione per qualsiasi esigenza in qualunque settore. È necessario inquadrarne l’eventuale coinvolgimento nell’organizzazione di eventi a rilevante impatto locale all’interno delle leggi che regolano il settore, evitando confusione, richieste improprie, ingerenze in ambiti riservati ad altri soggetti.

  • Il volontariato di protezione civile può essere impiegato in eventi e manifestazioni che si svolgono sul territorio comunale non riconducibili a scenari di protezione civile?

     

    • Il volontariato di protezione civile può svolgere specifiche attività richieste dagli organizzatori che devono essere compatibili e coerenti con l’oggetto associativo statutariamente definito. Per i gruppi comunali, tali condizioni saranno oggetto di valutazione da parte del Comune, anche per l’impiego di mezzi e attrezzature ad esso riconducibili. In questo caso l’Organizzazione non interviene in qualità di struttura operativa.

  • Il Sindaco che autorizza la manifestazione pubblica (che non è considerata a rilevante impatto locale), può attivare il Gruppo Comunale a presidio del territorio e incaricare i volontari in qualità di osservatori del corretto svolgimento dell’evento a supporto della Polizia Municipale, senza compiti di sicurezza?
    • Il Volontariato di protezione civile opera in un settore specifico e non può essere impiegato per attività diverse, così come previsto dalle disposizioni contenute nel Titolo V del Codice della Protezione Civile, D. Lgs. n. 1/2018, dettagliatamente elencate dall’art. 2 dello stesso Codice.Le Amministrazioni interessate valutano la possibilità di impiegare i Gruppi Comunali e i mezzi ad essi assegnati in eventuali attività diverse da quelle di protezione civile verificando che negli atti costitutivi dei Gruppi, o in quelli di affidamento dei mezzi e materiali, tali attività siano previste e consentite.
  • Nel caso in cui le organizzazioni di volontariato di protezione civile, compresi i gruppi comunali, siano autorizzate a intervenire in eventi non riconducibili all’ambito di protezione civile possono indossare la divisa?
    • No. La divisa di protezione civile può sempre essere utilizzata solo quando i volontari svolgono attività o interventi di protezione civile. La Circolare del Capo del Dipartimento della protezione civile del 6 agosto 2018 mira ad evitare confusione interpretativa.
  • Perché il volontariato di protezione civile non può essere impiegato in attività di vigilanza durante manifestazioni locali?
    • La circolare del Capo del Dipartimento del 6 agosto 2018, stabilisce che il Volontariato organizzato di protezione civile può essere impiegato durante manifestazioni pubbliche esclusivamente per svolgere attività di natura organizzativa e di assistenza alla popolazione e non deve interferire con i servizi di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica. Inoltre i volontari di protezione civile, di norma, non sono formati sugli specifici temi della vigilanza e sicurezza degli eventi.
  • Come mai nel paragrafo 2.1 della circolare del 6 agosto non è indicata, tra le altre attività, quella “in materia di radio e telecomunicazioni, assistenza ai soggetti vulnerabili, presidio del territorio” (come invece presente nel Decreto del Capo Dipartimento del 12 gennaio 2012)? Queste attività sono comunque consentite?Partecipazione delle organizzazioni di volontariato in qualità di struttura operativa del servizio nazionale di protezione civile (Paragrafo 2 della circolare del 6 gennaio 2018)
    • Sì se sono previste dalla pianificazione comunale e se le organizzazioni interessate sono adeguatamente formate e munite degli apparati necessari. Se ci sono queste condizioni, le organizzazioni possono svolgere l’attività che si configura come supporto organizzativo all’interno della struttura di coordinamento attivata dall’amministrazione comunale.
  • In caso di attivazione del COC-Centro Operativo Comunale il Sindaco può attivare il Gruppo Comunale, o il volontariato convenzionato con il Comune, anche senza la richiesta preventiva alla Regione?Partecipazione delle organizzazioni di volontariato in qualità di struttura operativa del servizio nazionale di protezione civile (Paragrafo 2 della circolare del 6 gennaio 2018)
    • Sì. Il Sindaco, nell’attivazione del COC, può dispiegare le risorse di volontariato presenti sul territorio comunale, eventualmente convenzionate.
      In particolare il Sindaco, valutata la rilevanza dell’evento, può attivare il Gruppo comunale, al di là del riconoscimento benefici.
  • Se per tale mobilitazione (o per l’eventuale richiesta di rinforzi extra-comunali) è richiesta l’applicazione dei benefici previsti dagli articoli 39 e 40 del Codice della Protezione Civile (ex artt. 9 e 10 del D.P.R. 194/2001) qual è la procedura?

    Partecipazione delle organizzazioni di volontariato in qualità di struttura operativa del servizio nazionale di protezione civile (Paragrafo 2 della circolare del 6 gennaio 2018)

    • In tal caso è necessario che l’Amministrazione comunale chieda l’autorizzazione preventiva alla Regione di riferimento.

ASSICURAZIONE VOLONTARI

1. Gli enti del Terzo settore che si avvalgono di volontari devono assicurarli contro gli infortuni e le malattie connessi allo svolgimento dell’attività di volontariato, nonché per la responsabilità civile verso i terzi.

SICUREZZA L.80/81

Il periodo 2010-2014 ha segnato una tappa fondamentale nel “percorso della sicurezza” dei volontariato di protezione civile, consentendo di dare una forma più organizzata a quella cultura della sicurezza che già permea il mondo del volontariato di protezione civile fin dalla sua nascita.

Questo “percorso della sicurezza” per i volontari di protezione civile si è sviluppato a partire da tre capisaldi:

• l’art. 3, comma 3-bis, del decreto legislativo n. 81/2008, che ha stabilito che nei riguardi delle organizzazioni di volontariato di protezione civile – compresi i volontari della Croce Rossa Italiana e del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico e i volontari dei Vigili del Fuoco – le disposizioni del testo unico sulla salute e la sicurezza negli luoghi di lavoro sono applicate tenendo conto delle particolari modalità di svolgimento delle rispettive attività da individuarsi con un successivo decreto interministeriale;
• il decreto interministeriale di attuazione del 13 aprile 2011, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del’11 luglio 2011;
• il decreto del Capo del Dipartimento della Protezione Civile del 12 gennaio 2012, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 aprile 2012 con il quale, d’intesa con le Regioni e le Province Autonome e in condivisione con la Consulta Nazionale delle Organizzazioni di Volontariato di Protezione Civile, con la Croce Rossa Italiana ed il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, vengono definite le modalità della sorveglianza sanitaria per i volontari di protezione civile e vengono condivisi gli indirizzi comuni su: scenari di rischio di protezione civile e compiti dei volontari, controllo sanitario di base, e formazione.

Il decreto legislativo n. 81/2008, la legge che tutela la sicurezza dei lavoratori, si applica alle attività svolte dai volontari di protezione civile con modalità specifiche dedicate esclusivamente a loro. Il legislatore ha ritenuto infatti che un settore tanto importante per la vita del Paese e caratterizzato da esigenze particolari e non assimilabili ad altri ambiti di attività come è il volontariato di protezione civile meritasse un’attenzione particolare.

Il decreto del Capo Dipartimento del 12 gennaio 2012 ha completato il quadro normativo sulle disposizioni in materia di sicurezza contenute nel decreto legislativo n. 81/2008 e nel decreto interministeriale di attuazione del 13 aprile 2011.

A dicembre 2012 – in attuazione al decreto del Capo Dipartimento del 12 gennaio – il Dipartimento, di concerto con le Regioni e le Province Autonome, le Organizzazioni di Volontariato della Consulta Nazionale, la Croce Rossa Italiana e il Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, ha definito i “Criteri di massima per la definizione degli standard minimi per lo svolgimento delle attività formative in materia di sicurezza”. Il documento definisce i criteri di massima per le attività di formazione, informazione e addestramento dei volontari.

A gennaio 2014, con decreto del Capo Dipartimento della Protezione Civile, vengono aggiornate le disposizioni per il controllo sanitario di base dei volontari di protezione civile. In particolare il decreto modifica e sostituisce l’allegato 3 del decreto del 12 gennaio 2012, la cui applicazione aveva incontrato ostacoli di tipo attuativo e procedurale.

CIRCOLARE USO MEZZI

Una circolare chiarisce l’uso dei lampeggianti e delle sirene sui veicoli di protezione civile.

Si pubblica una circolare firmata dal Capo del Dipartimento della Protezione Civile il 25 gennaio 2010, con cui si chiarisce l’uso dei lampeggianti e delle sirene da apporre sugli automezzi delle organizzazioni di volontariato di protezione civile.

Un decreto ministeriale del 5 ottobre 2009 ha modificato, infatti, le precedenti disposizioni e ha previsto che in alcuni casi le organizzazioni di volontariato possono usare sirene e lampeggianti per l’espletamento di servizi urgenti in caso di emergenza del tipo A, B o C come definito dall’art. 2 della legge 24 febbraio 1992, n. 225.

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